Malati e malattia



CHIARA: «(…)Quando s’affaccia una qualche malattia noi siamo invitati a credere e a dire che tutto è amore, amore di Dio, ricordando santa Teresa di Lisieux che, allorché ebbe il primo sbocco di sangue, non sottolineò quel malanno, ma disse: «È arrivato lo Sposo». (…) 
Nel Movimento si ha poi una propria idea dell’ammalato, degli ammalati. È scritto in un diario dell’aprile ’68: “Noi, nel lavoro, nei trionfi… che quest’Opera esuberante e fiorente porta, siamo tentati alle volte di vedere nelle persone in sofferenza casi marginali da curare, da visitare, ma possibilmente da aiutare perché tornino al più presto all'attività, quasicché sia questo il primo nostro dovere, il centro della nostra vita. E invece no: quelli che fra noi soffrono, giacciono ammalati, muoiono sono gli eletti. Sono essi al centro della gerarchia d’amore del Movimento. Essi quelli che più fanno, più operano”. 
E in altro momento si scrive: “Si vedranno negli ammalati delle ostie viventi, che uniscono il loro patire a quello di Cristo, dando così il migliore contributo allo sviluppo dell’Opera e della Chiesa”. 
(...) Si scriveva negli anni ’60: Dio, facendosi uomo, quindi mortale, nacque su questa terra per morire. Ed è questo il senso della vita: vivere come il chicco di grano il cui destino è morire e marcire per la vita vera ed eterna.
(…) Ed è noto lo scritto intitolato: “La Sua, la nostra Messa”. Parla del dolore. Forse è utile – in questo tema – riportarne una parte perché si può leggere, anche qui, il senso che hanno per noi malattie e sofferenze: 
“Se tu soffri e il tuo soffrire è tale che t’impedisce ogni attività, ricordati della Messa. Nella Messa Gesù, oggi come allora, non lavora, non predica: Gesù si sacrifica per amore. 
Nella vita si possono fare tante cose, dire tante parole, ma la voce del dolore, magari sorda e sconosciuta agli altri, del dolore offerto per amore, è la parola più forte, quella che ferisce il Cielo. Se tu soffri, immergi il tuo dolore nel suo: di’ la tua Messa; (…) e lascia scorrere il tuo sangue a beneficio dell’umanità: come Lui! La Messa! Troppo grande per essere capita! La sua, la nostra Messa”».

(Fonte: Chiara Lubich, La malattia, un momento salutare? Castel Gandolfo, 1 settembre 1999. Brano da una conversazione di Chiara a dirigenti del Movimento dei Focolari.)

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