Tu che sei l'Amore.


Questi giorni c’è un colloquio continuo interiore.
L'aver accolto nel mio cuore la pena e lo sgomento di mia figlia, ha trasformato il mio cuore in un calice che accoglie non solo le lacrime, ma tutto il dolore, le aspettative non realizzate.
Poi ho offerto questo calice a Te che sei l'artefice di tutti gli amori.
Nell'offrire questi doni mi è affiorata una preghiera: Vedi non so che darti queste povere cose; io non so offrirti la mia vita fisica perché ho paura del dolore; ma Tu che sei onnipotente in Amore accetta il suo dolore e non deludere questa figlia che prima di tutto è tua creatura che hai dato a me perché la custodisca.
Nei giorni che seguono l'ho vista serena, di quella serenità che viene dalle radici dell'anima. 

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