Guardarli negli occhi
Ieri sera siamo andati a mangiare una pizza con mia moglie.È uno di quei momenti che chiamiamo: curare il nostro primo figlio.
Cioè il nostro rapporto di coppia.
Occasioni che ci permettono di andare in profondità nel nostro rapporto, senza parlare di figli, di cose da fare per la casa, ecc...
Lei mi chiede: Come stai? Cosa vivi?
Avrei potuto rispondere con un classico: Bene.
Invece mi sono fermato un momento per riflettere e le ho detto quanto avevo in cuore, cosa vivo.
La pizza che avevamo ordinato era buona, ma grande... per cui ce la siamo fatta incartare per portarla a casa.
Usciti dalla pizzeria, con il cartone della pizza in mano, incontriamo un senza tetto seduto per terra.
Quando ci avviciniamo a lui, ci tende la mano.
Ci guardiamo con mia moglie e, guardandolo negli occhi, gli porgo la pizza.
Lui ci dice: È buona?
Rispondo: Certo! È con la mozzarella di bufala.
Replica: Guarda che se non è buona, vengo e ti ammazzo! (facendo il gesto con un pugno)
Gli sorrido e, sempre guardandolo negli occhi, gli auguro buon appetito.
Quegli occhi azzurri emanavano una luce, che offuscava gli abiti trasandati, la barba incolta e le rughe del viso.
I poveri, suggerisce Papa Francesco, occorre guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire loro il calore dell’amore che spezza il cerchio della solitudine.(1) (Messaggio per la I giornata dei poveri - 19 novembre 2017 - www.vatican.va)


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