Quando l’amore non si ferma davanti a un rifiuto

Questa mattina, appena alzati, io e mia moglie ci siamo fatti una domanda semplice ma non scontata: chi possiamo invitare oggi a pranzo?
Non per riempire la casa, ma per aprirla.

Ci è venuta in
mente una persona che porta sulle spalle un grande peso: una madre, con due figli, uno dei quali è in carcere e che vado a trovare regolarmente. Una donna segnata dalla sofferenza, spesso chiusa in uno stato di tristezza e di scoraggiamento. Alla proposta ha risposto subito di no: “Non me la sento”.
Io, probabilmente, mi sarei fermato lì. Il primo rifiuto, per me, sarebbe stato sufficiente.

Mia moglie invece no. Con amore, ma anche con una fermezza che nasce dalla cura vera, l’ha incoraggiata a uscire di casa: a respirare aria nuova, a lasciarsi toccare dal sole di questa giornata, a non rimanere prigioniera delle proprie paure.
E alla fine è arrivata.

È stato un momento bello, semplice e autentico. Ha potuto raccontare ciò che vive, e noi abbiamo potuto ascoltare, interessarci anche della figlia presente, condividere il pranzo come si fa tra persone che si vogliono bene. A lei piacciono le mie battute, e così, tra una parola e l’altra, siamo riusciti anche a farla sorridere. Un sorriso piccolo, ma prezioso.

In quel momento ho ammirato profondamente l’amore concreto e pratico di mia moglie. Ho ringraziato Dio per avermela messa accanto.
Lei mi pungola, mi provoca nel bene, mi aiuta a non restare nella mia comfort zone. Mi ricorda che l’amore vero non si ferma davanti al primo no, ma trova il modo di accompagnare l’altro un passo più in là, verso la luce.

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