Rapporti al tempo del COVID

Da un anno e mezzo abitiamo in un palazzo con 13 appartamenti. 

Nei giorni prima di Natale, abbiamo fatto un giro di auguri, porta a porta.. 
La sorpresa e la gratidtudine di tutti è stata grande, accompagnata da vari commenti: 
"Io sono stato il primo inquilino di questo stabile e non è mai successo che qualcuno a Natale ci venisse a fare gli auguri". "Noi siamo mussulmani, ma vogliamo augurare anche a voi Buon Natale." Ecc...

Insieme agli auguri di Natale, abbiamo anche dato loro un invito per augurarci a casa nostra  Buon Anno. 

Così ieri sera abbiamo tenuto un apero-cena con tre famiglie: una mussulmana, una evangelica ed una cristiana. Naturalmente e rigorosamente con la mascherina, con distanze e con dei piatti in cui singolarmente ed in sicurezza ognuno si serviva. 

È stato un momento di socialità in cui ognuno si è fatto conoscere con spontaneità e semplicità. Il marito della signora mussulmana diceva: "è bello sapere che ci sono dei vicini con cui darsi una mano, salutarsi. Ci fa sentire meno soli." 

Alla fine abbiamo letto questa preghiera, trovata da mia moglie su Internet, di un contadino sudamericano:

Preghiera di un contadino sudamericano
Signore,
alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo. 

Ci sembra un dono poter terminare gli ultimi giorni di quest'anno con un momento sociale che dà speranza in questi mesi di confinamenti e che non scoraggiano la voglia di amare e costruire rapporti fraterni. 

Il 2 gennaio aspettiamo altre famiglie che, per il distanziamento, non potevamo ospitare.

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