Che importa?

Dopo una furiosa telefonata di una mia collega, sto vivendo al buio.
Preoccupato per la prossima riunione dove ci sarà anche lei, sono nell’attesa che tutto si risolva per il meglio.
Mi accorgo che questo condiziona il mio amare, la mia vita e il rapportarmi con i prossimi.
Ogni tanto uno sprazzo di Luce: è tutto amore di Dio.
Poi ci sono gli impegni extra lavorativi che si accavallano: incontri impegnati, dialogo con le famiglie della nostra regione, cene varie.
E non c’è un momento di riposo mentale e fisico.
Ieri sera nella comunità, ascoltando i miei fratelli, che raccontavano le loro vite mi sono accorto come Gesù mi ama e mi domanda piccole rate con cui lenire i dolori di chissà quali anime sparse nel mondo.

In seguito ha parlato un'altro che raccontava delle cose dove traspariva un non amore, una mancanza di misericordia che mi ha fatto veramente male. Ripensandoci mi sono fermato nel giudizio, perché anch’io ero o sono così a volte.
Un aspetto di questa conversazione mi ha fatto rilflettere sul fatto che a volte chiamo GA qualcosa che non ho bruciato in GA.
Perché se lo avessi bruciato non ci sarebbe più e sarebbe Luce.

Commenti

  1. Anni fa Chiara diceva che per amare G.A. bisognava "incollarlo" alla propria persona.Solamente così scaturisce il Vero amore per il prossimo.Noi che conosciamo G.A. incolliamolo senza paura al nostro corpo.Poi Lui farà la Sua parte.Avanti senza paura.Miles.

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