La solitudine
Sul lungolago di Minusio l’aria era quieta, appena increspata dal vento che muoveva la superficie dell’acqua. All’improvviso, una sirena squarciò il silenzio: la Polizia. Strano, pensai. Qui non passano quasi mai. Forse è accaduto qualcosa di grave.
Poco più avanti, vicino alla riva, vidi la pattuglia ferma e un gruppetto di persone con lo sguardo fisso verso il lago. Mi avvicinai. Un uomo, senza distogliere gli occhi dall’acqua, mi spiegò sottovoce:
«Una signora è uscita col suo stand up paddle, ma ha lasciato il cane a riva. Lui non ha resistito e si è buttato per raggiungerla.»
Il cane era già lontano, a metà lago, le zampe che battevano disperate. La donna, accortasi del pericolo, cercava di invertire la rotta, ma le forze non le bastavano. Allora ha chiamato aiuto. Nel frattempo era arrivato il battello della polizia, ma la scena stava già cambiando: con ostinazione commovente, il cane aveva raggiunto la sua padrona. Lei, con un gesto colmo di sollievo, lo aveva issato accanto a sé sul paddle. E insieme, finalmente uniti, si erano lasciati portare a riva.
Guardando quell’immagine — la donna e l’animale stretti su una fragile tavola in mezzo all’acqua — ho sentito risuonare in me una verità semplice e potente: anche i cani conoscono la paura di restare soli, come i bambini piccoli che temono l’abbandono. Il loro cuore, misterioso e fragile, chiede vicinanza, presenza, sicurezza.
E noi, esseri umani, non possiamo ignorarlo. Perché anche negli animali pulsa il desiderio universale di non essere lasciati soli al mondo.



Commenti
Posta un commento