Un amore così grande.
Sono appena uscito dalla casa di
O.
Mentre aspetto il bus che mi porta a casa, mi passano davanti auto di tutti i tipi, noto marche di media e grossa cilindrata.
La casa dove abita O. è attorniata da appartamenti protetti per donne che hanno subito violenze, appartamenti per tossicodipendenti ed altre dipendenze, un Antenna che distribuisce metadone e che aiuta queste povere creature a non sentirsi soli.
Un' umanità che soffre.
Mentre tutt'intorno è pulito e curato, coperti dalle mura domestiche, c'è un'umanità che geme.
Lo scarto del consumismo, chi è rimasto schiacciato dalla frenesia dell'avere, chi è stato illuso dai facili-modelli proposti proprio da questa società-carnefice.
È da qualche mese che mi trovo più o meno regolarmente con O. L'ho conosciuto da ragazzino e poi l'ho perso di vista, fino a quando sua madre ci ha detto che da più di dieci anni usa coca. Quest'anno è già stato tre volte in coma.
Quando vado da lui occupiamo il tempo con trucchi per il computer e parlando.
Non c'è da fare altro.
Lo vedi lì su questo divano ricoperto dal sacco a pelo. L'appartamento, una stanza, un bagno ed un atrio-cucina. Tutto rispecchia il suo stato psico fisico:le cartine delle sigarette sparpagliate, la tazza del caffè riscaldato tante volte ed il tabacco che cosparge il tavolino di legno.
Accenno a fare un po di ordine, mi risponde:No, parliamo. Sono sempre solo qui.
Si, è solo.
In questa casa-cuccia, dove si rinchiude per paura del mondo.
Per mancanza di forze prosciugate dalla droga, ma ancor prima dal non-amore degli anni dell'adolescenza.Gli chiedo:Perchè non dormi a letto? Perchè ho paura che mi entrano in casa e mi rubano le cose.Provo a suggerigli che lui non è solo, c'è l'Angelo custode. Che può chiamare lui.
Recitiamo insieme l'Angelo di Dio.
Mi racconta di aver incontrato B., che gli ha fatto delle cattiverie.
Lei gli ha detto: Per quello che mi hai fatto ti ammazzerei. E lui le ha risposto: Uccidimi!Che senso ha la vita per queste persone?
Sembra nulla.
Perchè uno che arriva a 35 anni, e sembra ne abbia 65, aspetta la morte come liberazione.
Lo osservo, nei lunghi silenzi che intercalano le nostre conversazioni.Nelle parole strascicate o nei vagheggiamenti dovuti ai tranquillanti che prende.
I suoi occhi bruciati dalla coca sono profondamente vuoti.
È il tuo volto.
Lo specchio delle parole che, da più di un mese, medito sul tuo abbandono.
Che fare? Stare. Come stava tua madre ai piedi del legno.
Riempire questo vuoto d'amore con l'amore.
Condividere con lui le sue paure e nello stesso tempo incoraggiarlo a non mollare sulla via della guarigione che ha deciso di intraprendere.
Non è una buona azione la mia, ma rendere e dare giustizia e dignità a questa porzione di umanità che soffre.
Non è virtù la mia, ma è un tuo dono che anni fa hai messo nel mio cuore questo unico desiderio:Amare.
Ma ci vuole quell'Amore che nulla chiede e tutto da.
Mentre aspetto il bus che mi porta a casa, mi passano davanti auto di tutti i tipi, noto marche di media e grossa cilindrata.
La casa dove abita O. è attorniata da appartamenti protetti per donne che hanno subito violenze, appartamenti per tossicodipendenti ed altre dipendenze, un Antenna che distribuisce metadone e che aiuta queste povere creature a non sentirsi soli.
Un' umanità che soffre.
Mentre tutt'intorno è pulito e curato, coperti dalle mura domestiche, c'è un'umanità che geme.
Lo scarto del consumismo, chi è rimasto schiacciato dalla frenesia dell'avere, chi è stato illuso dai facili-modelli proposti proprio da questa società-carnefice.
È da qualche mese che mi trovo più o meno regolarmente con O. L'ho conosciuto da ragazzino e poi l'ho perso di vista, fino a quando sua madre ci ha detto che da più di dieci anni usa coca. Quest'anno è già stato tre volte in coma.
Quando vado da lui occupiamo il tempo con trucchi per il computer e parlando.
Non c'è da fare altro.
Lo vedi lì su questo divano ricoperto dal sacco a pelo. L'appartamento, una stanza, un bagno ed un atrio-cucina. Tutto rispecchia il suo stato psico fisico:le cartine delle sigarette sparpagliate, la tazza del caffè riscaldato tante volte ed il tabacco che cosparge il tavolino di legno.
Accenno a fare un po di ordine, mi risponde:No, parliamo. Sono sempre solo qui.
Si, è solo.
In questa casa-cuccia, dove si rinchiude per paura del mondo.
Per mancanza di forze prosciugate dalla droga, ma ancor prima dal non-amore degli anni dell'adolescenza.Gli chiedo:Perchè non dormi a letto? Perchè ho paura che mi entrano in casa e mi rubano le cose.Provo a suggerigli che lui non è solo, c'è l'Angelo custode. Che può chiamare lui.
Recitiamo insieme l'Angelo di Dio.
Mi racconta di aver incontrato B., che gli ha fatto delle cattiverie.
Lei gli ha detto: Per quello che mi hai fatto ti ammazzerei. E lui le ha risposto: Uccidimi!Che senso ha la vita per queste persone?
Sembra nulla.
Perchè uno che arriva a 35 anni, e sembra ne abbia 65, aspetta la morte come liberazione.
Lo osservo, nei lunghi silenzi che intercalano le nostre conversazioni.Nelle parole strascicate o nei vagheggiamenti dovuti ai tranquillanti che prende.
I suoi occhi bruciati dalla coca sono profondamente vuoti.
È il tuo volto.
Lo specchio delle parole che, da più di un mese, medito sul tuo abbandono.
Che fare? Stare. Come stava tua madre ai piedi del legno.
Riempire questo vuoto d'amore con l'amore.
Condividere con lui le sue paure e nello stesso tempo incoraggiarlo a non mollare sulla via della guarigione che ha deciso di intraprendere.
Non è una buona azione la mia, ma rendere e dare giustizia e dignità a questa porzione di umanità che soffre.
Non è virtù la mia, ma è un tuo dono che anni fa hai messo nel mio cuore questo unico desiderio:Amare.
Ma ci vuole quell'Amore che nulla chiede e tutto da.


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