La vita non si ferma davanti ad una multa
Oggi è arrivata una multa per essere passato in una via parzialmente chiusa al traffico.
Appena l’ho ricevuta, ho pensato alla reazione di mia moglie. Per lei le multe sono soldi buttati via per distrazione — mia, nostra. In fondo ha ragione, posso condividerlo. E infatti il suo volto parlava chiaro.Eppure, in quei momenti, ciò che mi dispiace di più non è la multa. È la mancanza di comprensione. Il non sentirmi riconosciuto nella mia mortificazione, nel fatto che dispiace anche a me, che so di aver sbagliato. In lei vedo emergere la giustizia: non c’è via di scampo, hai sbagliato, come sempre non rispetti le regole. Una giustizia che non lascia spazio alla fragilità.
Ho pensato che avrei potuto dirle:
“Ma possibile che non ti venga in mente che io ci sto già male?”
Avrei potuto scriverle un messaggio, esprimendo il mio dispiacere per il suo modo di reagire.
E ho pensato che anche questo fa parte del vivere l’umiltà.
Anche questo è un volto dell’Abbandonato.,
imparare a restare in piedi anche quando non sono compreso, trasformare il fallimento in occasione di verità, e continuare a camminare, con umiltà, senza indurire il cuore.
Poi però mi sono fermato.
Perché in quei momenti io mi sento così: solo, perso, lasciato lì, in mezzo alla strada con il mio fallimento. Senza giustificazioni, senza consolazioni immediate.
Ho preso coscienza di questo sentimento e ho scelto di non fermarmi lì. Di non lasciare che questi stati d’animo diventassero un muro.
La vita va avanti!
Non si ferma
davanti a una multa!
Non si ferma nemmeno davanti a un modo di fare che ferisce.
E forse lo sprone è proprio questo:



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