La mosca.

Come abbia fatto ad entrare in un ambiente così chiuso, dove l'unico zefiro d'aria esce dalle bocchette dell'aria condizionata e dove le finestre sono ermetiche non si sa. Ma lei, la mosca, è entrata nell'ufficio del centro di informatica. La osservo e vedo che gira e rigira verso la porta, come se capisse che da li può riacquistare la libertà o almeno uno spazio meno angusto dove volare. La sua traiettoria e quasi sempre la stessa; come se il radar  che la guida vede solo gli ostacoli e non si accorge che dalla toppa della serratura ci potrebbe essere la via d'uscita. Per un attimo mi identifico in essa quando sono in loop nella stanza del mio dolore, del mio smarrimento.
 

Non esco, giro e rigiro per la camera dell'anima. Basterebbe che qualcuno entrasse e riacquisterei l'ossigeno che piano piano si sta esaurendo.

La mosca continua a girare. Adesso si posa vicino al cardine della porta, da li entra un po d'aria fresca.


Mi alzo, apro la porta. Lei si alza in volo per paura, si allontana dalla porta e poi finalmente esce e riacquista la libertà.


Lo stesso può avvenire per me. Se non ci fosse qualcuno che mi apre la porta del suo cuore o mi aiuta ad aprire quella del mio cuore,  rimarrei asfissiato nel gas delle mie miserie, dei miei fallimenti e delle mie incapacità.
Posso essere a mia volta porta per chi mi vive accanto o per coloro che incontro; il cui volto stanco ed esanime chiede che qualcuno apra la porta del loro cuore.

Commenti

  1. Quella mosca assomiglia a me.Quando mi sento preso dalla morsa delle prove e non so come uscirne ecco che c'è uno spiraglio.Sei Tu G.A. che mi dai 'aria' per venirne fuori.Come diceva Vale:Ti riconosco ti accetto e ti abbraccio stretto a me incollato a me.Miles.

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