Anche le tastiere ascoltano

La partenza improvvisa e tragica di una persona che abbiamo conosciuto ad un picnic che abbiamo avuto con le famiglie, ci ha scosso.
Anche perché questa persona era sposata e con sua moglie aspettavano il loro primo figlio, giunto in tarda età.
Il fratello di questa signora lavora con me, per questo sono entrato nel suo ufficio per porgergli le mie condoglianze.
Nello stesso momento era presente un altro collega che diceva: È una prova, è una prova.
Questa frase mi ha fatto riflettere ed in un secondo tempo sono andato a trovarlo per capire cosa volesse dire: È una prova. Lui diceva che nella vita siamo sottoposti a delle prove e che dobbiamo far di tutto per evolvere, uscire da questa impasse.
Nella sua esposizione si capiva che occorre reagire ma non si capiva il come.

Questa mattina lui è venuto a trovarmi e ha voluto riprendere l'argomento.
Io lavoro in un cosiddetto open space, un ufficio con cinque persone dove tutti ascoltano di tutti.
Da quanto lui mi diceva, ne è nato un dialogo profondo, che ho notato ha messo in lui una nuova consapevolezza: siamo un essere sociale che, come il corpo, reagisce quando una sua parte è sofferente.
In quel momento ho notato per un attimo che le tastiere si sono come ammutolite, quasi ascoltassero le parole che dicevano. Ci siamo lasciati sereni e arricchiti. Mi è sembrato un momento di luce per entrambi seppur nella poca intimità di questo ufficio aperto.
All'uscita di questo collega, nessuno parlava, nessuno commentava (come si fa di solito per le gossippate d'ufficio).

Le tastiere hanno ripreso il loro ticchettio.

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