Oliver
Mentre mi dirigo verso l'auto,
squilla il cellulare.
Pronto Francesco?
Si sono io.
Ma Francesco chi?
Francesco S.
Ah scusa ho sbagliato, cercavo Francesco Q. Ti richiamo dopo, ciao.
È O, che dopo mesi di silenzio e dopo quella famosa sera in cui ci siamo lasciati malissimo, si è rifatto vivo.
Un senso di sgomento e di agitazione entrano in me.
Già su queste pagine ne avevo parlato e visto che ultimamente è stato, per ormai la quarta volta ricoverato in fin di vita, mi mette in ansia il riallacciare il rapporto con lui.
Come promesso mi richiama.
Ma tu vuoi essere ancora mio amico?
Certo che si! Gli rispondo.
Nei giorni che seguono, al pensiero di riallacciare i rapporti con questo uomo di 35 anni consumato dalla droga e dei pensieri che portano in ebollizione il suo cervello, mi spaventa.
Proprio quest'anno che con i miei compagni di viaggio abbiamo deciso di camminare nel raggio della Sua volontà e andare dietro a Gesù con più radicalità, ecco un'occasione per comprendere cosa fare.
Un venerdì entro in chiesa e il sacerdote dice:Non possiamo compiacerci delle cose che ascoltiamo nel vangelo, ma dobbiamo viverlo. Farci carcerati con i carcerati, poveri con i poveri, ecc...
Io potrei dire: drogato coni drogati, paranoico con i paranoici.Queste parole mi toccano il cuore e comprendo che non posso tirarmi indietro.
O. è quel prossimo, è quel fratello che incontro per strada e a cui non posso negare amore, comprensione e ascolto.
Decido di andare e passiamo dei momenti semplici, anche se i suoi ragionamenti sono confusi e paranoici.
In un attimo di lucidità a bruciapelo mi chiede:Ti sei spaventato l'ultima volta che ci siamo lasciati male?
E poi: Ho sofferto troppo nella mia vita.
In 50 minuti trascorsi insieme sono stati questi i soli due momenti in cui è sceso dal suo mondo per avvicinarsi alla realtà.
Ci salutiamo. Esco da quella casa quasi certo di aver portato un po di serenità nella sua anima.
Non una parola, non un consiglio. Solo silenzio e ascolto.
In una società che non comunica, ma si passa informazioni c' è bisogno di contatto fisico, di sguardi che si incontrano, di cuori che accolgono e di universi che dialogano.
Pronto Francesco?
Si sono io.
Ma Francesco chi?
Francesco S.
Ah scusa ho sbagliato, cercavo Francesco Q. Ti richiamo dopo, ciao.
È O, che dopo mesi di silenzio e dopo quella famosa sera in cui ci siamo lasciati malissimo, si è rifatto vivo.
Un senso di sgomento e di agitazione entrano in me.
Già su queste pagine ne avevo parlato e visto che ultimamente è stato, per ormai la quarta volta ricoverato in fin di vita, mi mette in ansia il riallacciare il rapporto con lui.
Come promesso mi richiama.
Ma tu vuoi essere ancora mio amico?
Certo che si! Gli rispondo.
Nei giorni che seguono, al pensiero di riallacciare i rapporti con questo uomo di 35 anni consumato dalla droga e dei pensieri che portano in ebollizione il suo cervello, mi spaventa.
Proprio quest'anno che con i miei compagni di viaggio abbiamo deciso di camminare nel raggio della Sua volontà e andare dietro a Gesù con più radicalità, ecco un'occasione per comprendere cosa fare.
Un venerdì entro in chiesa e il sacerdote dice:Non possiamo compiacerci delle cose che ascoltiamo nel vangelo, ma dobbiamo viverlo. Farci carcerati con i carcerati, poveri con i poveri, ecc...
Io potrei dire: drogato coni drogati, paranoico con i paranoici.Queste parole mi toccano il cuore e comprendo che non posso tirarmi indietro.
O. è quel prossimo, è quel fratello che incontro per strada e a cui non posso negare amore, comprensione e ascolto.
Decido di andare e passiamo dei momenti semplici, anche se i suoi ragionamenti sono confusi e paranoici.
In un attimo di lucidità a bruciapelo mi chiede:Ti sei spaventato l'ultima volta che ci siamo lasciati male?
E poi: Ho sofferto troppo nella mia vita.
In 50 minuti trascorsi insieme sono stati questi i soli due momenti in cui è sceso dal suo mondo per avvicinarsi alla realtà.
Ci salutiamo. Esco da quella casa quasi certo di aver portato un po di serenità nella sua anima.
Non una parola, non un consiglio. Solo silenzio e ascolto.
In una società che non comunica, ma si passa informazioni c' è bisogno di contatto fisico, di sguardi che si incontrano, di cuori che accolgono e di universi che dialogano.


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