Due mesi

Ricordare questi ultimi due mesi è arduno e non saprei da dove cominciare.
Ma ci proverò.
Tutto è iniziato con un lavoro per conto di un settore a cui fornisco dei servizi.
Non ci sono stati rapporti sempre facili, ma in un modo o nell’altro ho cercato di mantenere un certo grado di servizio e di disponibilità.
Poi c’è stato un grosso lavoro di spostamento di dati da un ambinete di test a quello produttivo. Lavoro delicato, dove occorre molta precisione altrimenti si pagano pesantissime conseguenze.
Nel frattempo avverto alcuni disturbi all’intestino e mi viene consigliato di effettuare una colonoscopia.
Il lavoro per le persone di quel servizio viene terminato e alla fine comunico loro che possono accedere al nuovo ambiente con le dovute correzioni ai loro eventuali programmi e procedure.

Una mattina, al termine della messa, il sacerdote ci saluta con questo invito:Oggi offriamo qualche dolore per la conversione di qualche anima.
Ho avvertito entrare nel mio cuore questa frase e riguardarmi.
Verso le 11 mi chiama la collega del servizio dicendomi che non riesce ad accedere ai dati produttivi. Guardo e le dico che i programmi che lei ha non sono aggiornati.
Dall’altra parte si scatena una serie di parole, giudizi, improperi.
Un vero e proprio vomito di parole, rabbia e cattiveria.
I miei colleghi d'ufficio, dalla poca replica che riesco ad abbozzare, si voltano, mi guardano.
Dentro me sta arrivando un ciclone che spazzerà via tutto.
Dall’altra parte dell’ufficio un collega alza un foglio con su scritto:
Non mollare!

Colgo l’invito come un ALT al ciclone in arrivo.
Ascolto un’ ora di urla e sbraitamenti telefonici e alla fine un clic.
Tutto è finito.
La comunicazione è terminata.
Tremo. Dalla punta dei capelli a quella dei piedi.
Barcollo.
Non riesco neppure ad andare a mangiare.
Mi sforzo e vado lo stesso.
Tremo.
Dentro un dolore fisico, lancinante, insopportabile.
Su un post-it appeso nella scrivania leggo:Il cercatore della Verità dovrebbe essere più umile della polvere. Il mondo schiaccia la polvere sotto i suoi piedi; ma il cercatore della Verità dovrebbe essere così umile nella propria persona che anche la polvere potrebbe schiacciarlo.

Solo allora, e non prima, avremo uno sprazzo di Verità (Gandhi)
Seguono giorni di buio pesto.
Soliloqui con minacce, premeditate rivincite, preparazioni di difesa e controaccuse.
Notti, notti, notti insonni.
Il ciclone non è uscito; ma ha sbollito la sua rabbia dentro.
In questi momenti non puoi fare altro che offrire.
Alzare l’anima al Cielo e... offrirla.

Poi un incontro già programmato con la persona e alcuni colleghi per discutere sul da farsi.
Durante la riunione i toni sono più pacati. Io sono in silenzio. Ho spento tutto in me.
Interpellato tento di rassicurare le persone sulla bontà dei dati, ma nulla da fare.
Al termine della riunione mi si avvicna la collega e mi chiede:Io e te siamo ancora in guerra? E le rispondo:Io sono in guerra con nessuno.
Eseguo un lavoro di ri-verifica dei dati e invio il documento per l’esame dei risultati.
Mi accorgo che nell’anima sta facendo penombra una piccola fiamma.
Il corpo è veramente prostrato, ma l’anima continua, in una sorta di volano spirituale, ad amare.
Nei giorni seguenti, parlo con persone le più varie, accolgo le loro necessità, colgo le loro difficoltà.
Avverto di non avere più soluzioni; ma solo ascolto da offrire. Silenzio.
Un silenzio accogliente.
La misericordia.
Si, la Misericordia.
Il cuore allargato e non più pieno del mio sapere, del mio sapere come amare,ecc.
Con questa collega ci siamo sentiti due volte. Ogni volta che vedo il numero drizzo l’anima per essere quell’Amore che, sicuramente in questi anni, lei non ha sentito da me.
Tutto questo ci voleva?
Tutto questo è servito?
Tutto questo cosa porta?
Il cuore si è liberato di zavorra, ma il suo distacco non è stato indolore.
Ne è valsa la pena!

La colonoscopia è andata bene.
Il medico, con mio profondo stupore, mi ha detto:Prenda la vita con più calma.
Era come se me lo ridicessi Tu.

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