La riprova

Sono le 8.00 del mattino e arrivo in ufficio.
Apro il computer e mi trovo assegnato un problema realtivo all'applicazione che gestisco.
Chiamo l'utente e mi accorgo che non è un problema che compete la mia area, bensì un'altra.
Chiamo l'help-desk e gli dico di riassegnarlo al collega.
Subito dopo arriva la telefonata del collega che mi dice che il problema non gli compete quindi mi ripassa la pendenza.Cerco di spiegare meglio la problematica e i sintomi ma non c'è nulla da fare.
Ritelefono all'utente e mi metto a risimulare il problema per poterne avere una piccola documentazione da fornire al mio collega recalcitrante.
Gli ritelefono e gli domando: Ma tu gli hai telefonato all'utente? Risposta: No.
Allora gli rispiego quanto accade all'utente, avvertendolo che gli invio la documentazione con i messaggi d'errore.
Comprende e mi saluta dicendomi: OK, ci penso io.Ripenso all'accaduto e mi accorgo che tutto quello che ho fatto non l'ho fatto io, ma è qualcuno che vive in me.
Non ho dovuto fare un ragionamento: Questo sei tu.Devo armarmi di pazienza e tutte queste cose.
Mi sono messo ad amare.
È stato, passi la parola, automatico.
La riprova che non sono io che amo, ma Tu che ami in me... se ti lascio vivere.
 

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